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Digitale: / di-gi-tà-le /

Aggettivo [dal latino «digitalis» der. di digĭtus «dito»]

1. In elettronica e in informatica, qualifica che, in contrapp. ad analogico, si dà ad apparecchi e dispositivi che trattano grandezze sotto forma numerica, cioè convertendo i loro valori in numeri in una in numeri di un conveniente sistema di numerazione [Fonte Treccani]

2. Sistema di trasmissione di segnali televisivi digitali attraverso una serie di ripetitori, collocati al suolo, che ne consentono la ricezione tramite le normali antenne. Apparecchio fotografico in cui la pellicola è sostituita da una memoria magnetica, che permette di inviare le immagini digitali per via telematica e di elaborarle su un calcolatore. [Fonte Treccani]

Digitale
La rivoluzione del dato

Su due “supporti” si è poggiata l’esistenza umana per millenni. Due supporti non realizzati “per mano d’uomo”, ma dati: la terra, i corpi. La prima sembra sempre più satura, affaticata, svuotata, violentata. Il secondo inizia a essere considerato un limite inaccettabile, troppo fragile e mortale per continuare a sopportarci e supportarci. Entrambi sono poi stretti tra quelli che qualcuno ha chiamato due confini letali: un’atmosfera di poche decine di chilometri sopra di noi e un oceano di magma infuocato pochi chilometri sotto di noi.

Ciò che è dato non ci basta più. Allora cambiamogli forma, potenziamolo, diamogli quell’ampiezza che non può avere! Il punto archimedeo su cui stiamo poggiando questo grande esperimento di massa per ironia della sorte passa dalla stessa parola, ma con un altro significato: dato. Il dato è la nuova esperienza che facciamo del nuovo mondo che stiamo costruendo. Il dato è la materia prima del digitale.

Ma stavolta lo abbiamo realizzato noi, algoritmicamente. Il digitale nasce così, come potenziamento di “supporti” stanchi: è inizialmente il tentativo di rendere sensibili, come mai sono stati, quegli stessi supporti e alla fine è diventato un altro mondo, accanto a quello analogico. Abbiamo riscritto il mondo e questa riscrittura ne ha generato un altro.

Oggi, realizzando oggetti digitali, stiamo dando anche vita a un mondo digitale. Il digitale è reale, è un nuovo mondo comune. Non lo stiamo però legando responsabilmente al nostro mondo analogico: il nuovo mondo dei dati sta riducendo quello dato a sua fonte di alimentazione, come se quest’ultimo dovesse essere sottomesso, con evidenti implicazioni sulla libertà di ciascuno, della società, della politica, dell’economia.
E allora la domanda di sostenibilità non riguarda più solamente quanto sia sostenibile l’oggetto digitale (una sorta di importazione nel mondo 4.0 dell’attenzione ecologica), ma come realizzare una convivenza sostenibile tra questi due mondi, affinché li si possa abitare responsabilmente entrambi e non si riduca il primo a semplice “riserva energetica” del secondo. La sfida del digitale è la sfida di coniugare, nel rispetto reciproco, due mondi che oramai abitiamo, senza che gli esseri umani e ciò che è umano ne escano “superati”.

Perché proprio da ciò dipende il modo in cui pensiamo di poter continuare in futuro a essere umani e di poter in futuro restare umani continuando a diventare umani. Sostenibilmente.

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